tratto da portalecce.it
Si è tenuto ieri sera presso la chiesa parrocchiale San Filippo Smaldone in Lecce, il primo dei due appuntamenti pensati dall’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, guidato da don Carlo Santoro, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026.

A prendere parte all’incontro di preghiera ecumenica l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, i presbiteri e i pastori delle Chiese cristiane presenti in città: Padre Ovidio Grancea, parroco della chiesa rumeno-ortodossa di Lecce, il pastore Tommaso Carpino della Chiesa evangelica internazionale e Papas Nik Pace, parroco della comunità di rito bizantino San Nicola di Mira in Lecce.
Tema scelto per la settimana in corso, il versetto della Lettera agli Efesini: «Uno solo è il corpo e uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» (Ef 4,4).
Così, dopo la proclamazione della Parola di Dio, partendo proprio dal brano di San Paolo, ogni rappresentante delle Chiese cristiane ha offerto una sua riflessione, richiamando alla responsabilità di essere custodi e promotori dell’unità, pur riconoscendo e rispettando la ricchezza delle diverse tradizioni cristiane.
“Le parole del Santo Apostolo Paolo in questo versetto mostrano una chiamata viva e attuale a vivere profondamente l’unità della Chiesa – ha sottolineato Padre Grancea (IL TESTO INTEGRALE) -; l’Apostolo non ci chiede di creare l’unità, ma di conservarla, mostrando così che l’unità è un dono di Dio, frutto dell’opera dello Spirito Santo e non il risultato di un sforzo puramente umano. Conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace significa vivere la Chiesa non come un’idea, ma come una realtà viva che si nutre di preghiera, umiltà e amore. Siamo chiamati a diventare noi stessi operatori di pace, testimoniando con la nostra vita che l’unità è un dono di Dio e una vocazione permanente di ogni cristiano”.
È intervenuto anche il pastore Tommaso Carpino (IL TESTO INTEGRALE), il quale ha ribadito che “l’unità è presente perché il corpo di Cristo è uno soltanto. A capo di questo corpo ci sono il Signore e lo Spirito di Dio che ci guida, si muove in mezzo a noi ed è in noi. Noi cristiani possiamo fare la differenza manifestando e testimoniando l’amore di Dio, non tanto con le parole ma con i fatti”.
A conclusione degli interventi le riflessioni dell’arcivescovo (IL TESTO INTEGRALE): “la sorgente di unità che viene dal mistero pasquale di Gesù e che viene dal dono dello Spirito Santo ci chiede di condividere. Non solo di riconoscere la diversità, ma di metterla insieme come possibilità di crescere di ognuno. La condivisione dice proprio questo, arricchirci reciprocamente e richiede che ognuno di noi si consideri bisognoso della grazia altrui e nello stesso tempo si consideri grazia, dono per l’altro. Carissimi fratelli e sorelle, facciamo tesoro della buona notizia e della responsabilità che ci è stata consegnata”.
“Dentro la storia umana – ha concluso l’arcivescovo di Lecce – c’è una sorgente di comunione che è l’attrazione del mistero pasquale di Gesù. E dentro la storia umana in modo silenzioso – ma reale – agisce continuamente lo Spirito che ci spinge a vivere l’unità nella fraternità pur nella diversità che non è uno stato ma una ricchezza grande. Torniamo alle nostre case avvertendo questa responsabilità innanzitutto tra di noi, tra i cristiani. Essere giusti tra di noi, riconoscere ognuno nella dignità, sperimentare la condivisione tra di noi e nello stesso tempo nei confronti del mondo. Se saremo giusti tra di noi, se saremo capaci di condivisione tra di noi, noi saremo segni di un’umanità alternativa in un mondo segnato dall’ingiustizia e dall’egoismo. Saremo una profezia di un mondo nuovo”.
Il secondo degli appuntamenti della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026, dedicato alla condivisione fraterna, si terrà domenica 25 gennaio, alle 13 con il pranzo ecumenico, sempre nei locali della stessa parrocchia.


